Negli ultimi anni qualcosa si muove nei piccoli borghi affacciati sul Mediterraneo. Dopo decenni di lento spopolamento, alcune comunità del Sud Italia stanno conoscendo un ritorno: famiglie giovani che decidono di trasferirsi, professionisti che spostano lo studio a pochi metri dal porto, anziani che tornano dopo una vita in città.
Non è un fenomeno omogeneo né privo di contraddizioni. Lo abbiamo raccontato visitando tre luoghi diversi: un borgo di pescatori in Calabria, una piccola isola siciliana e un paese del Basso Salento.
Calabria: il porto che riapre, una scuola alla volta
Sulla costa tirrenica della Calabria abbiamo incontrato una piccola cooperativa che ha riaperto un edificio scolastico in disuso. Oggi ospita un doposcuola, un piccolo presidio sanitario di quartiere e uno spazio di lettura. "Non è ancora una svolta — racconta una delle fondatrici — ma è un piccolo motivo per restare."
Servizi essenziali, prima di tutto
Chi sceglie di vivere in un borgo di mare cerca calma, ma ha bisogno di servizi reali: pediatra, asilo, connessione internet stabile. La differenza fra un paese che si ripopola e uno che si svuota passa quasi sempre da queste piccole cose.
Sicilia: l'isola che diventa redazione
Su una piccola isola siciliana abbiamo incontrato una redazione editoriale che si è trasferita da Milano in una vecchia casa di pescatori. Lavorano in remoto sei mesi all'anno, con incontri mensili tra colleghi. "L'idea iniziale era una pausa — racconta uno dei soci — poi abbiamo capito che potevamo restare."
"Vivere accanto al mare cambia il ritmo, ma anche le priorità. Il lavoro non scompare, ma occupa il tempo in modo diverso."
Salento: una nuova generazione di mestieri
Nel Basso Salento, in un paese affacciato sull'Adriatico, due giovani hanno aperto un piccolo laboratorio di restauro di barche tradizionali. Non avevano esperienza diretta, ma hanno seguito un corso regionale di formazione professionale e oggi collaborano con due cantieri navali della zona.
Cosa imparano questi borghi
Le tre esperienze sono diversissime, ma raccontano alcune costanti:
- Servono progetti collettivi, anche piccoli, capaci di legare nuove e vecchie generazioni.
- Il ritorno è raramente individuale: funziona quando coinvolge cooperative, scuole, parrocchie.
- La presenza di servizi pubblici di base è il fattore che fa la differenza.
- Il rapporto con il paesaggio costiero è un patrimonio comune, da custodire.
Il mare, in tutti e tre i casi, non è solo uno sfondo: è una risorsa pratica e simbolica che orienta la vita quotidiana. Capire come queste comunità si stanno riorganizzando aiuta a immaginare il futuro di tante coste italiane, oggi sospese tra abbandono e nuove speranze.